Imperia

West Side Story: storia di un’oliva taggiasca

Al Frantoio Nuvolone di Taggia ci hanno raccontato come un’oliva si trasforma in prezioso olio extravergine

Questa è la storia di un’oliva. Una piccola, simpatica, affabile oliva taggiasca. Un po’ selvatica, acidula, a volte, ma genuina: c’è da fidarsi. Se ne sta, insieme a tante altre, appesa ad un ulivo in Valle Argentina, nel Far West della Liguria.

È lì che vive la maggior parte di loro, le olive taggiasche, da almeno 1500 anni, da quando, cioè, i monaci cistercensi dell’isola di Lerino, in Provenza, selezionarono e impiantarono questa cultivar, cioè la varietà, proprio in quel di Taggia. Allora, pensate, il famoso “ponte romano”, c’era già: se non tutte, almeno qualcuna delle sue 16 arcate.
Piccole e nere come le pupille dei bambini di queste zone, le olive hanno visto passare di tutto: imperi, governi, alluvioni, eserciti, epidemie. Hanno salutato Napoleone, udito schioppettate nella II G.M., seguito la costruzione l’autostrada, addirittura sentito  i “Jalisse” vincere al Festival. E sono ancora lì.
Pazienti, tenaci, “resilienti” (oggi va di moda, ma qui lo si è da anni), dai tempi dei monaci gli ulivi ne hanno fatto di strada: sono cresciuti e hanno conquistato tutto il Ponente Ligure ne sono diventati il il simbolo. Oggi anche loro devono fare i conti con le malattie e il cambiamento climatico, ma a Taggia sono dappertutto: provate a guardare giù dal grande viadotto dell’A10: vedrete la civiltà degli ulivi.

Come tutte, la nostra oliva ha atteso l’autunno per cambiare colore e mettere il vestito buono – quello scuro – per venire giù in paese. A Taggia, per tutto ottobre, fino a novembre (ma in qualche caso anche più in là), la gente sale ansiosa e un po’ orgogliosa a tra le olive. Ne incide una con il pollice finché un giorno non vede scaturirne una goccia d’olio. Ecco, allora, A ghe semu, a l’è l’ua!, dicono, “Ci siamo, è l’ora, è l’ora di battere”. E così si chiamano tutti in famiglia: fratelli, zii, nonni, cugini e si va a “batte“, a raccogliere le olive. Sotto gli alberi si mettono le reti. È per questo che da inizio ottobre vedrete tutte le colline nella provincia di Imperia quadrettate di tele colorate, perché si aspetta l’arrivo di questa manna dai rami: le olive.

La nostra protagonista è una di quelle spuntate sul versante orientale della valle, nella zona vicino a Castellaro, a ridosso del campo golf. È una delle tante prodotte dalle circa trecento piante dell’azienda Nuvolone, proprietaria del frantoio posto a Taggia proprio all’imbocco del famoso ponte romanico. Questa è la sua storia e anche quella del Frantoio Nuvolone, che da anni è uno dei punti di riferimento per l’olio extravergine d’oliva a Taggia. Ce la racconta Gianfranco Arnaldi, 64 anni, che, in 48 anni di lavoro al frantoio, di olive ne ha conosciute tante tante, chissà quante, milioni di milioni.

Il Frantoio Nuvolone a Taggia

Frantoio-Nuvolone-Taggia

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